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Chiudo

domenica 20 giugno 2010

E' triste lo so, ma bisogna farlo. E bisogna farlo per almeno - non so ancora quante, poi le conto - buone ragioni. Una è che questo blog non lo legge nessuno. Questo blog riceve circa 30 visite al giorno, e tutte e 30 provengono da traffico indirizzato ad un solo post, quello su Strade perdute. Quando lo scrissi non avevo idea che sarebbe diventato la bibba di internet riguardo a quel film. Questo da un lato mi fa piacere, perché essere tra i primi tre o quattro risultati di qualche cosa su Google non può che far piacere. Dall'altro però mi fa pensare che senza quel post lì, scriverei a nessuno. Quindi tanto vale scrivere su un foglio di carta o parlarmi da solo direttamente:

- Ti è piaciuto il film?
- 'Na merda.
- Perché?
- Lo sai già.

Meno parole, stesso risultato.
Altra buona ragione è che in rete ci sono decine di blog di cinema migliori di questo. E non perchè gli altri siano più bravi di me, figuriamoci, ma perchè loro, nei loro blog, ci scrivono. Ora, un blog va aggiornato, ok, ma un blog di cinema va aggiornato di più. E questo perchè quando vai in un blog di cinema è perché vuoi sapere cosa ne pensa un tizio di cui ti fidi di un certo film. Calcolando che in Italia negli ultimi 100 anni sono stati distribuiti approssimativamente 25.000 film, e che in questo blog ne sono recensiti circa 50, una persona x ha probabilità pari allo 0.2 percento di trovare il film che cerca.
Altra buona ragione è che non mi va più di scrivere di film. Non abbastanza da tenere un blog sull'argomento, almeno. Quando aprii il blog, circa 2 anni addietro, vedevo almeno un film al giorno. Adesso la media si è nettamente abbassata, e dei film che vedo solo pochi suscitano in me l'impeto di comunicarne al mondo la mia opinione, e di questi pochi, solo per pochissimi trovo la voglia di farlo realmente.
Erano tre quindi, le buone ragioni. Ognuna di queste ragioni, presa singolarmente, basta da sola a chiudere i battenti. Tutte insieme, invece, formano un trio di poderose ottime ragioni per farlo.

Cosa farò adesso? Sguazzerò nelle acque cristalline dei mari siciliani, penso, mi troverò un lavoro, una ragazza, una casa, metterò su famiglia, i figli, invecchierò e morirò felice. Nel frattempo mi dedicherò ad un nuovo blog generalista dove scriverò quando ne avrò voglia e di quello che mi pare. Non linkerò qui l'indirizzo come fanno gli altri, perchè questo è un post di chiusura, di abbandono a quello che è stato il mio blog per due anni, la mia pagina, il mio sfogo, un piccolo pezzo della mia vita, e dove tra le righe si può leggere qualcosa della mia anima. E' un po' come tatuare sul culo della tua ex ragazza il nome di quella nuova. Non si fa.

Non cancellerò il blog, sia chiaro. Non rinnego nulla di ciò che ho scritto, è gratis e c'è il post su Strade perdute che tanta felicità ha dato e continuerà a dare a tante persone. Perdonate quindi il titolo ingannevole: chiudo col blog, non il blog.

Beh, è tutto credo. Un saluto ai quattro gatti che leggeranno questo post e buona fortuna a loro, e anche a me.
Con affetto sincero.

Liuis Leggi tutto...

Iron Man Due

lunedì 3 maggio 2010

C'è un unico sequel che è migliore del "capostipite", ed è Spiderman 2. Tutti gli altri, chi più chi meno, sono tentativi falliti di ripetere il miracolo. Ma non succede mai, e questo per ragioni abbastanza ovvie. Il fattore novità sparisce, la sorpresa dello spettatore nel trovarsi di fronte a un giocattolo nuovo è già stata sfruttata, e cercare di mettere insieme un qualcosa che non dia l'impressione di già visto costringe gli autori a inserire nuovi ingredienti che finiscono per sovraccaricare la sceneggiatura di inutili ridondanze. E qui c'è una doverosa distinzione che è giusto fare rispetto ad opere che, nascendo sin dall'inizio con l'intento di essere una saga, i fulcri narrativi sono spalmati su più film, mentre in un'opera unica non vi è motivo di non sparare tutte le cartucce alla prima occasione. Iron Man 2, in questo, è un po' un sequel da manuale. I nuovi insignificanti personaggi, in primis quello di Scarlett Johansson, che fino all'ultimo non si capisce quale sia la sua funzione, sono il lampante tentativo di dare nuova linfa ad una storia che è già stata raccontata. L'aspetto che dava vero spessore al primo film, l'introspezione della complessa e affascinante figura di Tony Stark, qui è ormai esaurita, e presentarlo in fin di vita non dona granchè di più al personaggio, se non giustificare un po' di ubriachezza molesta. Un paio di note positive sono i mirabolanti effetti speciali, a cui ormai abbiam fatto l'abitudine ma che è sempre un piacere vedere, e le interpretazioni di Mickey Rourke... che ve lo dico a fare, e di un azzeccatissimo Sam Rockwell. Robert Downey Jr. forse per deficit di copione o per quella sensazione di già visto, o per entrambe le cose, non è all'altezza del primo capitolo. Per il resto, questo secondo Iron Man è sostanzialmente inutile, come lo è quasi sempre tutto ciò che è seguito da un due. C'era da aspettarselo, ce lo aspettavamo, però dispiace sempre. Leggi tutto...

I nuovi pazzi convincono la critica

giovedì 29 aprile 2010

Ovvero il ramake di The Crazies di Romero, da noi conosciuto come La città verrà distrutta all'alba già nel 1973 e riproposto quarant'anni dopo con lo stesso simpatico titolo. L'originale l'ho intravisto qualche tempo fa, non mi piacque, e spensi. Era anche il '73, cinque anni prima di Dawn of the dead, e forse allora la potenza immaginifica non riusciva a superare il fatto che sembrasse la produzione di una domenica pomeriggio con gli amici. Comunque non stiamo parlando di quel film, ma di questo. Siamo nel 2010, i tempi cambiano, ma noi non ci stancheremo mai di rivedere i sempreverdi clichè di genere. Un uomo, una donna, e i poveri personaggi di contorno tutti tristemente destinati a morire nei modi più fantasiosi e truculenti. Ad ogni cambio di ambientazione c'è preciso come un orologio svizzero un nemico da sconfiggere per sopravvivere, come un bel videogame, con tanto di boss finale all'ultima scena - livello. Ma il vero protagonista è una figura retorica del cinema che sicuramente avrà un nome ufficiale, che non conosco, che io chiamo amichevolmente "salvataggio di chiappe fuori campo". E' questa: c'è il buono a terra, il cattivone gli sta di sopra pronto a sferrare il colpo mortale. E' praticamente con due piedi nella fossa quando - BANG - colpo da dietro esploso in extremis da uno degli altri buoni, uno a caso che era uscito di scena qualche minuto prima (fa più effetto se ritenuto morto). Nel nuovo The Crazies questo simpatico siparietto potrete apprezzarlo almeno tre volte, e crepi l'avarizia! Un'altra scena da manuale che troverete in questo splendido film è quando dopo tutta una serie di brutali ed efferati omicidi, al momento che si tratta dell'eroina no, i matti di turno decidono che non sarebbe carino privarla della vita, quindi scelgono di legarla e imbavagliarla. Se vi chiedete da dove siano sbucati venti metri di corda, la sedia e il nastro isolante, si vede che non avete capito una mazza di quello che ho detto finora. Infine una postilla di apprezzamento per i personaggi, piatti come le tette di una culturista, stereotipati fino al limite sostenibile (una piccola ma mediocre eccezione la fa il vicesceriffo) rafforzerà in voi il convincimento di come questo film possa soddisfare le vostre aspettative, a patto di non averne. Ah, quasi dimenticavo il finale aperto, ovviamente. Unica nota stonata, la citazione colta con l'uscita di scena dei due mano nella mano verso l'orizzonte, stile Tempi Moderni. Ma forse, spero, è stata solo un'impressione mia. Considerando che i ramake dei cult di solito vengono sottostimati dall'elite per pura puzza sotto al naso, le generalizzate voci di apprezzamento che si odono un po' da tutti, anche da gente che stimo, non fanno che confermare quanto questo film sia bello. Bello. Bello. Bello. Perchè si sa che nel paese dei matti la gente cammina a testa in giù, la Carfagna è il politico più votato d'Italia, e una ciofega di film come questo prende il 71% al pomodorometro.
Ok, l'ora d'aria è finita, torno nella mia cella d'isolamento. Leggi tutto...

Un post apocalittico

sabato 3 aprile 2010

Sono passati quasi sei mesi dall'ultimo post e se m'è tornata la voglia di scrivere non è un caso. Anzi, lo è. Perchè se non fosse stato per La Strada di Fellini unito alla disambiguazione di Wikipedia non mi sarei mai imbattuto in The Road. The Road. The Road.... The Road è una figata. Io amo il genere post-apocalittico, è il mio preferito. Se mi chiedete quale sia il mio genere preferito vi rispondo post-apocalittico. Che poi non è proprio un genere, è più un'ambientazione diciamo. Ad esempio gli zombie di Romero sono considerati pietre miliari dell'horror, ma a ben vedere sono anche (ma anche soprattutto) una delle massime espressioni del post-apocalittico. Ma perchè The Road è così figo? Perchè è cupo, è grigio, è spento, è sporco, è umido, è fatiscente, triste e senza speranza. L'umanità è ridotta a una branco di straccioni morti di fame che si mangiano l'un l'altro, i protagonisti hanno fame, non c'è un cazzo da mangiare, nemmeno un filo d'erba semmai gli venisse in mente di brucare. Cosa sia successo di preciso non si sa, e il non saperlo è una delle cose migliori del film. Un'altra, all'opposto, è la dovizia di particolari, alcuni mostrati altri suggeriti, con cui sono spiegate le meccaniche di questo mondo ormai morto in cui lo spettatore può godersi una quasi totale immedesimazione. Il tutto ovviamente accompagnato da spunti di riflessione sulla natura dell'uomo, il ruolo della società, il bene e il male, e altre idee per spippettarvi il cervello nella vostra intimità. In Italia The Road non è uscito, e forse mai uscirà. "Troppo triste" sono le testuali parole dei distributori di casa nostra. Ma per fortuna viviamo nell'era di internet e ce ne possiamo bellamente fregare.

Ah dimenticavo, il protagonista è Viggo Mortensen. C'è anche Charlize Theron e Guy Pierce. Casomai aveste pensato ad una produzione indipendente.

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Totoro

venerdì 9 ottobre 2009

Ma sono l'unico, al mondo, a cui non piacciono i film di Miyazaki? Cerco su internet, per non sentirmi sbagliato, per non sentirmi da solo. Ma niente, nessuno. I detrattori di Miyazaki, se ci sono, non escono allo scoperto. Forse si riuniscono in qualche circolo segretissimo stile carboneria? Chissà. Casomai, voglio una tessera. Chi timidamente tasta il terreno, avanzando una minima perplessità - roba soft, del tipo "vi è piaciuto?" - viene subito tacciato di essere, a turno: scemo, cattivo, ignorante, materialista, triste, senz'anima, gay, lesbo, negro, razzista, cinese, musulmano, repubblicano, fan di Paolo Meneguzzi. Mi ricorda tanto il sillogismo secondo cui chi non ama berlusconi è comunista. Uscito quest'anno in Italia, Totoro risale al 1988, quando io avevo sei anni, e penso che mi sarei annoiato a morte già allora, figuriamoci adesso. Che fare, mi rassegnerò a bruciare all'inferno, nel girone dei takahatiani, dove per contrappasso proiettano Ponyo, i teletubbies e la melevisione a ciclo continuo. E amen. Leggi tutto...

Drag Me to Hell, e passa la paura

domenica 4 ottobre 2009

Un film così puoi farlo solo se sei Raimi. Chiunque altro sarebbe stato ridicolo. E allo stesso tempo questo film ridicolizza tutti coloro che nell'ultimo decennio hanno prodotto roba del genere prendendosi sul serio. Raimi si innalza al di sopra della sua stessa arte (vedi The Gift) e alla vagonata di mediocrità a cui ha, non so perché, probabilmente per soldi, prestato il nome (Boogeyman, 30 giorni di buio, The Grudge, The Messengers), e al contempo scende al livello dello spettatore, come un mago che svela i suoi trucchi, divenendone complice. E qui non siamo di fronte al classico pacchiano splatter semi-comico, e siamo ben oltre anche agli stessi raimiani Evil Dead. Qui possiamo assistere ad un qualcosa di molto più grottescamente raffinato. Ossimori, dicotomie, antitesi. Serio e faceto, dramma e commedia, riso e terrore, estremi che sempre si attraggono, ma raramente si incastrano così precisamente, si fondono così armoniosamente, creando il perfetto horror da intrattenimento. Leggi tutto...

District 9. La nuova frontiera della fantascienza?

martedì 29 settembre 2009

Se questo è il futuro della fantascienza, bella merda. La fantascienza racconta l'incredibile rendendolo credibile. Blomkamp invece non si prende questo disturbo e infatti District 9 è tutto all'insegna dell'inverosimile. Guardàtelo, io ve lo consiglio, è un bel film d'azione. Anzi se si pensa che è il prodotto dell'unione di un mediocre come Peter Jackson con un grafico pubblicitario, il risultato è più che soddisfacente. Ma per fare roba memorabile ci vuole ben altro. Tra un mese farà già parte del tutto. Spero. Leggi tutto...

Videocracy : una strage annunciata

Il titolo non sarà il massimo dell'originalità, ma il contenuto lo è. Il regista, questo Erik Gandini, dev'essere un gran figlio di buona donna. Corona dice di lui che è "un furbo", e detto da Corona, che non è certo l'ultimo dei coglioni, è un bel complimento. Nonostante Videocracy racconti una storia già arcinota al telecittadino italiano, Gandini ha fatto in modo che il ripasso risulti piacevole, e che anche i più informati e smaliziati possano apprezzare un paio di gustose, inedite e inaspettate sequenze. Chi non ha interesse ad ammirare Corona, uccello al vento, che si masturba sotto la doccia, potrà inorridire alla vista di un orgoglioso Lele Mora che proietta sul suo cellulare svastiche ed effigi del fuhrer, accompagnate dalle note di "Faccetta nera".

E' giusto però ricordare come un uomo, più di trent'anni fa, in tempi non sospetti, quando l'Italia berlusconiana era immaginabile solo da un eroinomane in overdose, già allora, deriso anche da un Biagi inaspettatamente garantista, urlasse al vento, inascoltato, la malvagità della diabolica scatoletta: "Non considero niente di più feroce" - diceva - "della banalissima televisione".

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Il blog si involve ed evolve, ovvero si evolve involvendosi

Dopo la lunga pausa estiva passata a meditare su questo argomento ho deciso di rivedere l'impostazione dei post. Essi assomiglieranno molto meno ad una recensione canonica. Tolto quasi ogni schema predefinito (trama, info, voti, foto...) chi vorrà si godrà quel che resta. Questo favorirà la lettura di chi leggerà, e la scrittura di chi scriverà, rendendole più piacevoli e veloci da entrambe le parti.

Buona visione. Leggi tutto...

Juno (2007)

martedì 28 luglio 2009

USA - Commedia - 92'
di Jason Reitman

- Hai saputo? Juno MacGuff è incinta.
- Sì.
- Hai saputo che è tuo?

Una studentessa del liceo dal carattere singolare rimane incinta di un suo compagno di scuola. Decide di non interrompere la gravidanza, ma di affidare il figlio, quando nascerà, a una giovane coppia desiderosi di diventare genitori.

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Dal regista di quella piccola perla che è Thank You For Smoking (2005), onestamente mi aspettavo qualcosa di più. Non che il film sia brutto, ma Juno manca fondamentalmente di credibilità. Di solito le commedie non hanno l'onere di essere credibili, ma da Juno, forse per l'argomento trattato e nonostante l'atmosfera gioviale, filtra una continua aria di serietà, e per questo i bizzarri comportamenti e reazioni dei personaggi, protagonista in testa, risultano spesso inverosimili. Quando ho visto la faccia dei genitori dopo aver saputo che la figlia sedicenne fosse incinta, ho sentito il forte impulso di cambiare canale. L'espressione era identica a prima.
Comunque superatato il punto di non ritorno e lasciandosi trasportare dall'andazzo, il film dopo la prima mezz'ora recupera, e ci si può dedicare ad apprezzarne altri aspetti, come la non comune ed anche inaspettata bravura da caratterista di Ellen Page. Lodi, lodi, lodi ad Ellen Page, davvero. Mi spiace solo che non si veda più spesso in giro. Darle già solo la metà della frequenza filmografica di Natalie Portman - con cui a questo punto, in quanto a capacità, se la gioca - sarebbe cosa buona e giusta. Una bravura, quella della Page, che riesce persino ad andare oltre l'orribile doppiaggio di Alessia Amendola, e non è poco. Sembrava una di quelle puntate dei Simpson nelle quali invitano qualche personaggio famoso, gente che col doppiaggio non c'entra nulla, a fare il doppiatore. Ci sono tanti doppiatori scarsi che riempiono le puntate dei telefilm, e non si nota. Ma se uno di quelli lo prendi e lo schiaffi in un film, si nota, eccome.
Tornando al film - che dire - il fatto che in Juno non si scorga mai un briciolo di istinto materno può anche giustificare una ragazzina che dopo aver dato ad un'estranea il proprio figlio appena nato, torni allegramente a suonare la chitarra col suo fidanzatino / padre. Ma tirando le somme a fine visione, ci si rende conto che un così forte scollamento dalla realtà, priva l'intero film di qualsiasi significato.

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Harry Potter e il principe mezzosangue (2009)

lunedì 20 luglio 2009

(Harry Potter and the Half-Blood Prince) - UK/USA - Fantasy - 153'
di David Yates

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Il fatto che quella di Harry Potter sia una saga non dovrebbe impedire a chi di dovere di realizzare un qualcosa (stiamo parlando di oltre due ore di proiezione) che abbia senso di esistere anche da solo, invece di essere un mero passaggio tra il film precedente e quello successivo. Non so se questa linea rispecchi l'andamento originale del romanzo, ma so che fino alla camera dei segreti non sembrava di assistere agli episodi di un film a puntate. Se pensiamo poi che le due parti del prossimo ed ultimo film saranno distribuite a un anno di distanza l'una dall'altra, sarebbe meno snervante aspettare il 2011 per guardarsi gli ultimi quattro episodi, o capitoli chedirsivoglia. Non ha senso andare periodicamente al cinema per tenersi aggiornati sugli sviluppi di una storia che chi ha letto i libri o si è fatto un giro su Wikipedia conosce già perfettamente.

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Coraline e la porta magica (2009)

venerdì 19 giugno 2009

(Coraline) - USA - Animazione - 89'
di Henry Selick


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Coraline è il quarto film di Henry Selick. Chi è Henry Selick? Selick è il regista di Nightmare Before Christmas. No, non è Tim Burton, Henry Selick si chiama, ma non vi biasimo se non lo conoscete, dato che non ha nemmeno una misera voce sulla Wikipedia italiana (forse adesso qualcuno provvederà) anche se ha diretto una delle icone culturali del decennio passato, e che adesso torna alla ribalta con un altro film in stop motion. Guardando Coraline viene da pensare che ne è passata di acqua sotto i ponti dai tempi di Pingu, e lo stop motion ha raggiunto un livello di raffinatezza visiva mai visto fino adesso, nemmeno in produzioni recenti come La sposa cadavere. Ed è davvero uno spettacolo osservare la dinamicità con cui si muovono le marionette e i loro volti incredibilmente espressivi. La contrapposizione cromatica tra il grigiore della vita reale e i fasti del mondo parallelo in cui si rifugia Coraline funziona alla perfezione, e una trovata apparentemente semplice di due bottoni al posto degli occhi basta a trasmettere una strana inquietudine nello spettatore. Tuttavia, per quanto la chiave di lettura di denuncia alla futilità e pericolosità delle (false) apparenze sia molto interessante, il furbo trailer montato come fosse un horror trae in inganno,
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perchè Coraline è e rimane un film per bambini, con poche battute di spessore, unica forse quella di Wybourne sulle aspettative dettate dai nomi, e con un intreccio narrativo fin troppo lineare. Ovviamente però le favole sono favole e per quanto semplici, possono essere apprezzate anche dai grandi, specie se presentate in una confezione del calibro di Coraline.

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Diario di una ninfomane (2008)

giovedì 18 giugno 2009

(Diario de una ninfomana) - Spagna - Erotico - 95'
di Christian Molina

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Con una locandina così, in effetti non potevo non guardarlo. E a guardarlo bene risulta un film innocuo, che vorrebbe stupire con scene di sesso affatto scandalose, poco interessanti e tutt'altro che innovative, e con un argomento, la ninfomania, già più volte sondato dal cinema in precedenza. Per quanto possa suscitare interesse nella prima mezz'ora e nonostante gli amplessi tengano viva l'attenzione, il film si ripiega su se stesso risultando inutilmente prolisso. E' da apprezzare la prova della protagonista, notevolmente superiore a tutti gli altri attori, la bella fotografia e il montaggio creativo, ma purtroppo dialoghi improbabili e situazioni fiacche non aiutano le evidenti buone intenzioni di una riflessione sulla difficile sessualità della donna, tema continuamente tirato in ballo e mai risolto in modo soddisfacente. In definitiva un film destinato al capientissimo e stracolmo pozzo delle inutilità. Ma complimenti alla locandina.

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Star Trek (2009)

mercoledì 13 maggio 2009

USA - Fantascienza - 126'
di Jeffrey Jacob Abrams

Il mondo di Star Trek non ha nulla a che vedere col mondo di JJ Abrams. Il substrato di integrazione interrazziale della serie televisiva e le riflessioni umane e filosofiche, scompaiono nel ritmo serrato e asettico del film del creatore di Lost e Cloverfield. Gli attori sembrano tutti usciti da un qualche serial per adolescenti (e probabilmente lo sono) mentre la trama forzata e sempliciotta non è così importante quanto l'azione estrema, le botte da orbi e i combattimenti galattici che riempiono la proiezione. Un film spaccone e spettacolare come c'era da aspettarsi - che sia bello tosto è indubbio, e che le precedenti traposizioni per il grande schermo della saga fossero produzioni mediocri è ancor di più fuori discussione - ma lo Star Trek di Abrams non è il vero Star Trek, sappiatelo.

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Mostri contro alieni (2009)

mercoledì 1 aprile 2009

(Monters vs. Aliens) - USA - Animazione - 94'
della Dreamworks Animation

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L'incipit è interessante e le risate di gusto non tardano ad arrivare, anche se, a dire il vero, la comicità si fa a tratti un po' pacchiana. Ma al di là dell'uomorismo c'è, purtroppo, il nulla più assoluto. La trama scontatissima, prevedibile oltre ogni limite, che procede con una linearità disarmante, priva di qualsiasi retroscena, riprende i temi di diversità e amicizia coi quali la saga di Shrek ci ha ammorbati già abbastanza. Lo script, insieme ai personaggi, dello spessore di un foglio di carta, fanno di Mostri contro alieni il peggior film di animazione della Dreamworks, e quando parliamo della Dreamworks Animation, quella che dovrebbe fare concorrenza alla Disney/Pixar (vi piacerebbe!), uno si aspetta qualcosa di più.

In breve c'è questa tizia, Susan, che nel giorno del suo matrimonio viene colpita da una sorta di meteorite, che non la uccide, come si potrebbe pensare, ma la fa diventare gigantesca. Catturata dall'esercito, si ritrova in una base segreta dove facciamo insieme a lei la conoscenza del resto della cricca di mostri che faranno da tappezzeria per la restante ora abbondante. C'è una blatta umana che si chiama dottor Scarafaggio (quando si dice l'originalità), un pesce antropomorfo chiamato Anello Mancante (ma non era tra uomo e scimmia l'anello mancante?), poi B.O.B. rivisitazione goliardica del fluido che uccide, e infine l'Insettosauro, una specie di animale domestico dalle dimensioni di un centro abitato. Insieme dovranno fronteggiare il malvagio alieno Gallaxhar intenzionato a conquistare la Terra.

Non posso dire che Mostri contro alieni sia brutto, ma se lo paragoniamo, per dire, a Monsters & Co. (guardacaso della Pixar) molto più spartano nei disegni ma molto più raffinato nella confezione, si vede proprio la differenza vera tra un film e una banale operazione commerciale. Del 3D non ne so parlare, dato che l'ho visto in due dimensioni, ma dubito che riesca a trasformarlo, da solo, in un capolavoro.
Al limite, fatemelo sapere.

sei


Da Venerdì al cinema
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Ponyo sulla scogliera (2008)

venerdì 20 marzo 2009

Giappone - Animazione - 100'
di Hayao Miyazaki

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Devo ammettere che di animazione giapponese ne so poco, e in particolare di Miyazaki conoscevo solo la serie di Conan, che seguivo da bambino in tv. Ma leggendo le parole spese per Ponyo sulla scogliera (capolavoro, magia, lacrime, brividi) forse ero partito con troppe aspettative. Ho apprezzato tantissimo i disegni: fluidi, dinamici (vedi la scena di Ponyo che corre sulle onde) e bellissimi con il loro fascino di "carta e colori" ai quali ultimamente ci hanno disabituati. D'altro canto la mancanza di un vero antagonista, la scarsa prospettiva sui personaggi, la trama poco nitida, fanno sì che Ponyo non vinca la sfida con la durata, appiattendosi ed allungandosi, particolarmente nella seconda metà. Forse più adatto ai bambini che agli adulti. Nel complesso, per me, deludente.

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Watchmen (2009)

sabato 14 marzo 2009

USA - Azione - 162'
di Zack Snyder

Dio esiste, ed è americano.

Nell'universo parallelo di Watchmen, uomini comuni si mascherano per combattere il crimine. Messi al bando dal governo, gli eroi mascherati si adattano a condurre, chi più, chi meno, vite normali. A distanza di anni uno di loro viene assassinato e mentre questo avvenimento scuote i vecchi membri del gruppo, il mondo è alle soglie di un olocausto nucleare.

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Posso recensire Watchmen senza aver letto il fumetto? Posso? Ma sì, dai. Perché a sentire qualche commento di cine-fumettari, per loro la visione del film senza la previa consultazione dei 12 albi di Watchmen (magari copia originale autografata da Alan Moore) sarebbe stato un peccato mortale imperdonabile. Secondo questo ragionamento avrei dovuto leggermi Batman, Spiderman, X-Men eccetera prima di essere degno di metter piede al cinema. Figuriamoci. E infatti mi sono goduto lo spettacolo dei Watchmen tranquillamente senza bisogno del fumetto. Una successiva letta a Wikipedia mi ha apportato una ulteriore erudizione (come scrivono i carabinieri nei verbali: "il suddetto Tizio Caio ci erudiva riguardo i fatti avvenuti") sull'argomento.

E poi, devo scrivere di Watchmen, lo devo a Beatrice, la promoter del Watchmen viral marketing che mi ha contattato qualche settimana fa via email esordendo così: "Gentile Redazione de il Proiezionista". Toccare così subdolamente il mio ego, lasciando intendere che io e il mio portatile siamo una redazione, è una gentilezza che va ricambiata.

Comunque, siamo sinceri, avrei scritto di Watchmen ugualmente, perché è un film che merita. Merita il suo essere crudo, truculento, erotico, violento, sincero e per certi versi colto. S'era mai vista una scopata seria in un cinefumetto? Non mi pare. E se non è una botta di cultura questa, ditemi voi.

Ma Watchmen è colto davvero, perché il confine tra il bene e il male è sottile, lo sappiamo, e Watchmen non solo ce ne dà una allegorica dimostrazione, ma ci trascina noi stessi in questa malsana ambiguità. C'è davvero un cattivo e ci sono davvero i buoni? Risposta difficile da dare a fine visione, come difficile è suscitare tale dubbio a tal domanda. E' merito questo della novella o del regista? Sicuramente per rovinare sittanto script bisognava essere sul serio un vanzina qualunque, ma Snyder fa valere la sua mano autorevole; autorevolezza che già aveva dimostrato in 300 e ancor prima, in tempi non sospetti, si poteva intuire qualcosa nel remake del cult di Romero. Qui però siamo decisamente una spanna sopra, e se continua con questo ritmo di miglioramento, calcolando che Snyder ha appena 43 anni, possiamo a ragione aspettarci grandi cose in futuro.

Tempi duri da oggi in poi per i marvel-movies, con Watchmen come termine di paragone. Molto duri.

otto Leggi tutto...

Gran Torino (2008)

mercoledì 11 marzo 2009

USA - Drammatico - 116'
di Clint Eastwood

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Ogni volta che mi appresto a vedere un film di Eastwood ho sempre il presentimento che non mi piacerà, che non farà per me, ed ogni volta, puntualmente, sono smentito dall'infinito Maestro Clint che d'altronde, nella sua carriera, ci ha regalato perle non da poco. Ma stavolta è diverso, stavolta abbiamo il privilegio di osservare un Clint Eastwood attore che, alle soglie degli ottant'anni, non ha perso una virgola della sua presenza scenica. Lo sguardo è ancora quello di "Biondo", profondo come un abisso, ed ogni sua espressione è oggi, come allora, un film a sè. Magnifico Clint e magnifico Gran Torino, dal primo all'ultimo fotogramma.

nove


Da Venerdì al cinema
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L'onda (2008)

mercoledì 25 febbraio 2009

(Die Welle) - Germania - Drammatico - 107'
di Dennis Gansel

L'onda è il nome di un movimento di stampo fascista, formato da ragazzi di una scuola superiore tedesca impegnati nella simulazione di un sistema autarchico. In breve tempo però le dimensioni del fenomeno sfuggono al controllo dello stesso insegnante responsabile del progetto.

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La morale è lampante, lo scopo educativo anche. Può un fenomeno come il nazismo ripetersi nella Germania di oggi? La risposta, secondo Dennis Gansel, è sì, e ce lo dimostra. Il lento formarsi e trasformarsi dei protagonisti ci accompagna in una ricostruzione molto credibile di come il movimento si formi, si rafforzi, e leghi i suoi componenti attraverso il senso di appartenenza, un sentimento ed un bisogno primordiale per l'uomo, grande, vero animale sociale. E' un film istruttivo, L'onda, perché spiega molto bene, romanzando, le dinamiche e le motivazioni che stanno alla base di movimenti a forte costituzione gerarchica. Se dovesse venire il dubbio che tra il nazismo e una comitiva studentesca ci passa parecchio, bisogna ricordare che sia nazismo che fascismo nascono come movimenti e si inseriscono nei parlamenti e poi al governo proprio grazie alla loro salda fedeltà al gruppo, approfittando di un periodo di forte dispersione del potere. A sette anni da The Experiment, altro film tedesco di analisi psico-sociale, L'onda fa un evidente passo avanti in qualità. La sua forza sta nella cura a non uscire mai fuori dalle righe del credibile, soffermando la sua attenzione sui singoli, per giustificare le dinamiche del gruppo. Il prezzo di questa ricerca di realismo lo paga in termini di intrattenimento, rallentando troppo sui 3/4, ma concludendo magnificamente in un brusco ritorno alla realtà per tutti, studenti, professore e spettatori.

sette e mezzo


Da Venerdì al cinema Leggi tutto...

Post d'attesa

sabato 21 febbraio 2009

Mi spiace essere poco presente sul blog ultimamente, ma è un periodo un po' particolare. Spero di ritornare a scrivere in queste pagine al più presto con Gran Torino, il nuovo film del maestro Clint, che ho visto in anteprima in inglese.
Portate pazienza.

Un saluto dal vostro proiezionista. Leggi tutto...